Festa della Repubblica: “La Costituzione non è una ricetta ma una lente interiore”

Pubblichiamo l'intervento del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica in piazza del Comune, alla presenza del Prefetto Corrado Conforto Galli e del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Innanzitutto grazie a sua Eccellenza il nostro Prefetto e a tutti quelli che hanno lavorato per questa importantissima giornata.

Gustavo Zagrebelsky, in un libro sulla Costituzione, riporta una frase di Primo Levi:

‘Se ti è concessa una scelta non lasciarti sedurre dall’interesse materiale o intellettuale, ma scegli entro il campo che può rendere meno doloroso e meno pericoloso l’itinerario dei tuoi coetanei e dei tuoi posteri.’

Noi facciamo scelte ogni giorno. Personali, comunitarie, lavorative. Che cosa c’entra la Costituzione con queste scelte? La Costituzione non è un insieme di ricette preconfezionate da applicare. È una guida proprio per scegliere, un’arma buona per quella battaglia di discernimento, che ogni persona e ogni comunità devono affrontare, dentro la propria coscienza civile, per riconoscere ciò che è giusto e ciò che vale, per cercare risposte a domande che la realtà ci pone. La nostra Costituzione non è una ricetta dunque, ma una lente interiore, che ci porta a uno sguardo nuovo sulle cose.

Se dovessi descrivere l’azione di questa lente userei proprio le parole di Levi: quando fai una scelta non pensare solo a te e al momento che vivi, ma pensa a rendere meno doloroso e meno pericoloso, potremmo anche osare dire più felice e più sicuro, il cammino di chi ti sta vicino qui e ora e anche di chi verrà dopo di te, domani e in futuro.

Ecco, ad esempio, l’articolo 4 di quei primi 12 articoli, che sono una cattedrale di civiltà e di umanità.

‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.’

C’è un diritto al lavoro (e quanto è importante e quanto impegno occorre mettere perché questo diritto sia vero) e c’è un dovere di ognuno: che la mia attività o funzione rappresenti un contributo al progresso, alla felicità e alla sicurezza anche degli altri, dei miei coetanei e delle generazioni future. Ma è tutta la Carta a chiederci questo sguardo.

Dopo consegneremo la Costituzione ai nuovi cittadini e tra loro ai 18enni: proporrò di pensare al loro futuro secondo la lente dell’articolo 4 e di tutta la Carta Costituzionale. Chiederò loro di essere fedeli, con intelligente e sapiente libertà, a questa Costituzione. Ma noi adulti lo siamo? Rispondere a questa domanda significa rispondere ad un’altra cruciale: quale comunità vogliamo essere?

Quando guardiamo il tricolore sul nostro Torrazzo, ripensiamo, se volete, alle parole di Levi, che aveva visto Auschwitz. In ogni scelta, piccola o grande, personale, di quartiere, di scuola, di amministrazione, di impresa, di famiglia, di associazione scegliamo entro il campo che può rendere meno doloroso o più felice, meno pericoloso o più sicuro l’itinerario dei nostri coetanei e dei nostri posteri. È questione di speranza. È questione di futuro. Viva dunque la nostra Costituzione, viva la nostra Repubblica.

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