Fasanini e la moglie ucraina: un viaggio di generosità e coraggio per salvare la famiglia dalla guerra

Il cremonese Fabio Bruno Fasanini e la moglie ucraina Angela sono sulla strada del ritorno. Stanno salvando dalla guerra sette persone, tra cui un neonato.
La generosità e il coraggio fanno miracoli: hanno salvato dall’inferno della guerra in Ucraina sette persone, compreso un neonato. “In questo momento siamo sulla strada del ritorno. Salvo imprevisti, contiamo di arrivare in città giovedì sera”, dice durante una sosta, esausto ma felice, Fabio Bruno Fasanini, 54 anni, cremonese, dipendente di una grossa azienda.
La moglie, Angela, in Italia da quattro anni e a Cremona da due, è ucraina. Prima ha lavorato come badante, ora fa la casalinga. Il sindaco Gianluca Galimberti li ha uniti in matrimonio il giugno scorso. Appena cominciata l’invasione dell’esercito russo, Fabio Bruno e Angela sono partiti per portare nel nostro Paese i loro familiari. Sapevano che li attendeva un’avventura pericolosa e disseminata di incognite, ma non hanno avuto esitazioni. “Ci siamo affidati a due auto, entrambe mille di cilindrata, una Hyundai Getz e una Renault Clio, perché non abbiamo trovato nessuno che ci ha dato un mezzo più idoneo – racconta il marito – Alla guida, da una parte, io con vicino mia moglie e, nell’altra macchina, il figlio di lei. Siamo andati fino alla frontiera ucraina”. Prima tappa in Ungheria, a 200 chilometri da Budapest. Poi il viaggio è ripreso. Fabio Bruno ha tenuto su Facebook il suo diario di bordo. “Siamo a 60 chilometri dal confine con l’Ucraina, adesso dovremo farne ancora 400 verso Sud, fino alla frontiera rumena di Siret. Tutto bene”. Non così il giorno successivo: “Anche oggi non ce l’abbiamo fatta. Due ore di coda alla frontiera Ungheria-Romania e la foratura di un pneumatico ci hanno impedito di raggiungere l’obiettivo. Ma domani è fatta, sicuro (sfortuna permettendo)”. Aveva visto giusto: “Trovati! Ora pratiche burocratiche al campo profughi con la polizia rumena e poi un pezzettino di ritorno, ma oggi siamo molto stanchi. Ci troviamo a meno di 5 chilometri dal confine ucraino”. Post successivo: “Troppo tempo al campo profughi, hanno persino sfamato anche noi. Adesso siamo partiti per il ritorno ma la strada è ancora molto lunga”.
Mercoledì pomeriggio, le prime parole al telefono. “Sono abbastanza indietro, devo ancora arrivare a Budapest. Dovevo portare una ragazza del Donbass a Budapest, ma ho deciso di andare a Bratislava, in Slovacchia, per metterla al sicuro presso alcuni parenti. Dopo riprenderò la strada per Cremona, dove credo di essere verso giovedì sera. Scusate, ma sono ancora momenti tesi”. L’operazione-salvataggio è riuscita: “Siamo andati a recuperare la nuora di mia moglie – un figlio era già in Italia da un mese con noi – con i tre figli; una ragazza di 12 che accompagneremo a Varese perché la madre fa la badante vicino a quella città; un’altra giovane del Donbass, che abbiamo conosciuto su posto, con un bambino neonato. Dovevamo condurla in stazione a Budapest, poi ci abbiamo ripensato e ci siamo detti: portiamo lei e il figlio a destinazione, a Bratislava. Quindi adesso, invece che dirigerci verso l’Italia, siamo in viaggio alla volta della Slovacchia per completare questo lavoro”. Infine, un appello: “Stiamo cercando un appartamento in comodato gratuito almeno per qualche tempo, un mese o due, per ospitare una famiglia intera, il figlio di mia moglie con tutti i suoi cari”. Cremona li aspetta.
Fasanini con la moglie
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