Eventi, foresteria e scuola di moda: ecco cosa c’è dentro il restaurato Palazzo Guazzoni Zaccaria

All'angolo tra corso Vacchelli e piazza IV Novembre, grazie alla passione dei privati che l'hanno rilevato e alle idee coraggiose del team che lo gestisce, è un gioiello architettonico e artistico ritornato allo splendore delle sue radici. Un pezzo di città salvato.

Per far capire in quali condizioni di incuria versasse, i nuovi proprietari raccontano un episodio illuminante. “Dicembre 2012, si staccò una tegola che sfiorò un pedone: fu un un miracolo. Qui stava crollando tutto”. Ora, invece, Palazzo Guazzoni Zaccaria, all’angolo tra corso Vacchelli e piazza IV Novembre, è, grazie alla passione dei privati che l’hanno rilevato e alle idee coraggiose del team che lo gestisce, un gioiello architettonico e artistico ritornato allo splendore delle sue radici. Un pezzo di città salvato.
Il portone si spalanca su secoli di storia. L’edificio, che si estende su una superficie di 2.800 metri quadrati ed è composto da 14 unità, risale alla seconda meta del 1400 ed è stato costruito dal condottiero Guazzoni, di origini cremonesi. Nel corso del tempo lo stabile ha subito diverse modifiche sino agli interventi del 1920 voluti da Giandomenico Martinelli. Durante il Ventennio è stato sede del gruppo rionale fascista ‘L. e S. Priori’. In seguito ha ospitato alcune associazioni (marinai, alpini, aeronautica, carabinieri, mutilati per servizio). Nel 2013 una coppia piacentina, Flaviano ed Enrica Rossi-Sozzi, lo ha acquistato dal Demanio dello Stato. Nella primavera di quell’anno sono iniziati i lavori di risanamento conservativo: il tetto è stato messo in sicurezza, la facciata sistemata, le stanze restaurate. Tutto rispettando le indicazioni della Sovrintendenza. Al primo piano, quello nobile, durante il cantiere sono spuntati autentici tesori. “Come alcuni affreschi del ‘400”, dice Stefania Goffredi, la responsabile dei restauri, tra i quali spiccano gli stemmi degli Sforza e dei Visconti. Mantovana ma di casa a Cremona, Goffredi ha collaborato ad altri significativi interventi come quello sul quadro del Pordenone in Duomo. “I lavori a Palazzo Guazzoni Zaccaria, durati una decina d’anni e che verranno completati nel prossimo giugno, sono stati complessi. Togliere gli intonaci è sempre faticoso. E poi ci sono la precisione, il rispetto per quello che c’è sotto. Senza dimenticare che è fondamentale documentare tutto. Ma l’impegno è compensato dall’emozione per la scoperta delle meraviglie nascoste, una delle cose più belle per chi fa questo mestiere”.
Gli affreschi antichi convivono con altri affreschi più recenti come quelli, che ricoprono intere pareti, del periodo fascista. Un connubio a suo modo suggestivo. Lo sconosciuto autore mussoliniano ha disegnato i temi classici di quell’arte: imperatori romani, soldati moderni, colonie conquistate. Non poteva mancare il ritratto del duce. In un’altra stanza, invece, prevale lo stile neogotico del 1800: le decorazioni, qui, sono importanti come dimostra il ricorso all’oro zecchino. Un altro angolo suggestivo è il chiostro, con la sua fontana. Un’oasi di pace lontana, lontanissima dai rumori delle vie intorno.
Il risultato finale è sotto gli occhi: l’immobile non è più un ‘buco nero’, ma uno spazio tornato perfettamente usufruibile. Già, ma come? Su tre direttrici. La prima, di cui si occupa Michele Rovescalli, è quella dedicata agli eventi. “Il palazzo è una location, una cornice ideale per manifestazioni di varia natura, dai concerti ai meeting aziendali, dalle cerimonie alle feste o, com’è già avvenuto con successo, alla presentazione di libri. A me piace chiamare tutto questo laboratorio”. C’è poi, al pianterreno, la foresteria. “Sei suite signorili d’epoca”, sottolinea Roberto Parolini, il gestore dell’edificio. Lo affianca Alberto Zambelli, stilista bresciano molto conosciuto, che spiega: “Tra queste mura, all’inizio 2023, partirà una scuola di moda. Saranno master di alta formazione, della durata di 3 o 6 mesi, per affrontare il mondo del lavoro con maggiori competenze sia dal punto di vista sartoriale che digitale. Due settori che oggi viaggiano spesso separati”. Gli studenti saranno pochi per corso. “Non più di 15, selezionati da varie accademie a livello internazionale e provenienti dall’Europa ma in particolare dall’Asia, Giappone, Cina, Corea. Paesi con cui lavoro da tanti anni”.
Palazzo Guazzoni Zaccaria vuole vincere la sua sfida post Covid aprendosi a Cremona, ora tocca a Cremona aprirsi a lui.

Il team di Palazzo Guazzoni Zaccaria
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