Era facile volergli bene. Nel suo testamento c’è tutto don Alberto Franzini

Cinque pagine scritte a mano, firmate e datate 15 settembre 2018, il giorno prima di partire per l'Armenia e la Georgia. È il testamento spirituale di don Alberto Franzini, dall'estate 2014 parroco della Cattedrale di Cremona, spirato il 3 aprile scorso.

La grafia è chiara, con pochissime correzioni. Cinque pagine scritte a mano, firmate e datate 15 settembre 2018, il giorno prima di partire per l’Armenia e la Georgia. Le hanno ritrovate in un cassetto dello studio del suo appartamento nell’edificio dell’ex Silvio Pellico, in via Sicardo. È il testamento spirituale, come lui stesso lo ha intitolato, di don Alberto Franzini, dall’estate 2014 parroco della Cattedrale di Cremona, spirato il 3 aprile scorso, alle 23, in una stanza dell’ospedale Maggiore, dov’era stato ricoverato urgentemente per coronavirus il 20 marzo dopo che, il 4 marzo precedente, gli erano stati diagnosticati tumori avanzati al pancreas e ai polmoni.

In quei fogli c’è tutto don Alberto. Sin dalle parole iniziali. “Intendo esprimere davanti a Dio il mio sincero grazie: per avermi pensato dall’eternità, per avermi donato la vita in un periodo stupendo della storia e in una porzione di terra da me tanto amata, la nostra Italia e in particolare la nostra splendida pianura padana, di cui mi sento figlio”. “Alla Chiesa cattolica – dice don Franzini – ho donato con gioia, anche se velata dalla mie infedeltà personali e pastorali, tutte le mie energie. Senza la Chiesa, mi sentirei oppresso da una solitudine incalcolabile”. Poi un “pensiero grato” per le figure insostituibili incontrate lungo il cammino, a cominciare “dalla mia famiglia, i miei cari genitori, che mi hanno sempre circondato con il loro caldo affetto, mio fratello Claudio, mia sorella Angela. A loro mi legano gli anni della fanciullezza e della prima adolescenza: anni indimenticabili, ricchi di calore umano, anche se percorsi da una dignitosa povertà, alla quale ha sempre posto rimedio la laboriosità dei genitori”. Nella galleria delle persone importanti spicca “lo zio don Aldo, al quale ho sempre guardato con ‘santa invidia’ per la serenità, la passione sacerdotale, l’equilibrio e la saggezza che lo hanno contraddistinto”. Non poteva mancare “il grande don Primo Mazzolari, che ho avuto il dono di conoscere quando ero ancora bambino e che ho imparato ad apprezzare sempre più negli anni a venire”. Fra “i grandi testimoni che sono stati per me una vera corrente luminosa”, viene sottolineato il ruolo di Ratzinger e Montini, “punti di riferimento sulle grandi questioni che affascinano l’intelligenza e il cuore umano”.

Don Alberto era un raffinato teologo, ma anche un pastore, un parroco instancabile che trovava sempre il tempo per fare visita ai malati, in casa o all’ospedale. Lui stesso, nel testamento (pubblicato per la collana dei Quaderni della Cattedrale, con i commenti del vescovo Antonio Napolioni, monsignor Rino Fisichella, Giacomo Ghisani, don Enrico Maggi e Mariasilvia Mussi), sottolinea: “La vita di parrocchia è stata per me la vera scuola di vita, che mi ha maturato nelle mie dimensioni umane e nel mio itinerario cristiano”. La lista degli altri “doni” ricevuti dal chierichetto di don Mazzolari è lunga: “Di tutti e di tutto voglio ringraziare il Signore, anche per la passione allo studio, all’arte, alla liturgia, alla letteratura, alla poesia (Leopardi e Ungaretti), alla musica, al canto gregoriano (che avrebbe voluto per il suo funerale ma che le misure anti Covid gli hanno negato, ndr), alla Terra Santa (dov’è stato una trentina di volte), alla Sardegna, mia seconda patria, ai viaggi, che mi hanno sempre fatto sentire la gioia di essere un appassionato cittadino della terra, nella continua tensione alla Città futura. La vita è stata per me un’avventura meravigliosa. Il Signore è stato largo di doni nei miei confronti: doni di salute, benessere, carattere, buon umore. Io non ho proprio fatto nulla per meritare tanto!”.

Le ultime parole sono struggenti e in qualche modo, anche se il virus era lontano, premonitrici. “Vado incontro al buio della morte unicamente con lo sguardo verso Colui che è stato trafitto sulla croce e ha vinto la morte. Chiedo perdono ai tanti che avessi anche involontariamente offeso con il mio comportamento e la mia incoerenza. Offro a Dio il momento difficile della mia morte per la Chiesa diocesana di Cremona e per il Papa. Il Signore risorto ci accolga tutti”. Don Alberto è stato sepolto il 6 aprile, vigilia del suo 73° compleanno, nel cimitero di Bozzolo, l’amato paese natale, accanto ai genitori, secondo le sue volontà. Com’è stato giustamente detto, era facile volergli bene.

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