Dopo 3 mesi l’abbraccio tra i fratelli divisi dal ponte, nel ricordo di papà

Una delle storie di ricongiungimento tra Castelvetro e Cremona dopo l'apertura dei confini regionali. L'Intruso Gilberto Bazoli parla con l'archietto Demaldè, figlio di Adolfo, titolare del negozio Supersport, morto per coronavirus. Ha potuto ricongiungersi con il fratello (che vive in città) dopo 3 mesi.

Divisi per più di tre mesi dal ponte sul Po e da una manciata di chilometri. Una separazione forzata che si è aggiunta al dolore per la perdita del padre, portato via dal coronavirus. Ma ora, riaperte le frontiere tra regioni, Emilia Romagna e Lombardia, i tre fratelli si sono ritrovati e riabbracciati. “E’ stato l’unico momento bello di questa vicenda maledetta”, dice Valerio, 48 anni, il maggiore del terzetto.

L’architetto Demaldè vive a Castelvetro Piacentino, dove dall’estate 2018 è assessore, e lavora a Cremona: è il funzionario del Comune che si occupa del Distretto urbano del commercio. La madre, Enrica, abita a 200 metri in linea d’aria da lui e la sorella, Mara, 42 anni, poco oltre. Invece il fratello, Fabio, 47 anni, ingegnere a Medole (Mantova), risiede da questa parte del fiume, a Persichello. “Non ci siamo più visti dal 28 febbraio, eravamo in montagna. Poi c’è stato il caso di Codogno. La situazione qui era ancora abbastanza tranquilla”, ricorda Valerio. Con la Zona rossa è scattato il divieto di spostarsi da comune a comune. Qualche tempo dopo il padre, Adolfo, 81 anni, una colonna di Castelvetro dove tutti lo conoscevano, titolare del negozio di articoli sportivi Supersport aperto nel 1987 (è stato anche presidente dello Sci club Ca’ Osso e della locale associazione commercianti), e la moglie hanno cominciato a non stare bene. “Non sembrava niente di particolare, si pensava a un’influenza. Ma mentre lei si è ripresa, lui si è aggravato ed è stato ricoverato. Ci sentivamo spesso con mio fratello, telefonava soprattutto alla mamma per farle forza. Io ogni giorno, intorno alle 12 o alle 13, chiamavo in ospedale per avere informazioni sulle condizioni di papà. Le parole del medico o dell’infermiera erano sempre le stesse: è stabile. Il 13 marzo, senza che potessimo salutarlo, ci ha lasciati. Non poteva aspettarselo nessuno, anche perché non aveva altre patologie. Una persona autonoma e che non ha mai avuto pretese, quando gli domandavo cosa avrebbe desiderato, mi rispondeva: tutto ciò che voglio ce l’ho già. Era questo mio padre”.

Fabio Demaldè non ha potuto raggiungere Castelvetro nemmeno dopo il lutto. “La limitazione era in qualche modo comprensibile all’inizio dell’emergenza Covid ma, nell’ultimo periodo, era diventata assurda”, continua il fratello. I sindaci di Castelvetro, Luca Quintavalla, e di Cremona, Gianluca Galimberti, si sono prodigati per ottenere un’eccezione. Dopo l’apertura del 4 maggio, era possibile vedersi tra congiunti, ma le frontiere regionali sono rimaste in vigore e potevano essere violate solo per motivi di lavoro e salute. E’ stata interessata del caso anche la prefettura di Cremona, ma inutilmente. “Mentre il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha inserito nella sua ordinanza una deroga – e lo stesso hanno fatto altre regioni, come Liguria e Piemonte -, il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha detto di no. Mio fratello desiderava solo portare un fiore sulla tomba di mio padre e riabbracciare mia madre, esserle vicino, ma non c’è stato niente da fare. Avrebbe potuto sgarrare, non rispettare le regole, ma non l’ha fatto. E così ha sofferto, come me, e aspettato”.

Ha aspettato sino a mercoledì scorso, 3 giugno, il mercoledì della fine della chiusura, del blocco tra regioni e della possibilità di attraversare il vecchio viadotto in ferro. “Mio fratello è arrivato in paese nel pomeriggio, dopo il lavoro, insieme con la moglie, Alessandra, e il figlio, Matteo. La prima cosa che ha voluto fare è stato recarsi dove riposa nostro padre, poi è venuto in negozio, che ha riaperto proprio quel giorno”. E lì, con la mascherina e i guanti, l’abbraccio, documentato dalla ‘Provincia’, atteso e liberatorio tra i due fratelli. C’erano anche la sorella e la mamma. Lunghi secondi fatti di sorrisi e, nel ricordo di chi non c’è più, di lacrime. “Io e Fabio abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, ci vedevamo spesso, anche perché i nostri bambini hanno più o meno la stessa età e ci tengono compagnia. Quell’incontro è stato un momento emozionante, l’unico momento bello di questa vicenda maledetta”. Castelvetro Piacentino, Cremona e Persichello sono di nuovo vicini, il Po non è più una barriera, ma un ponte, non divide, ma unisce, come prima del virus. “Fabio verrà per ritornare al cimitero, poi ci ritroveremo tutti a pranzo da mia madre. Anche se, con quel posto vuoto, non sarà più come prima”.

I fratelli Demaldè riuniti
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