Dies Academisus alla Cattolica: “Ragazzi, siete bellezza in un luogo di bellezza. Questa è speranza”

Il discorso pronunicato dal sindaco del Comune di Cremona Gianluca Galimberti in occasione dei Dies Academicus dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, festeggiati nel nuovo campus di Santa Monica, riqualificato grazie alla lungimiranza della Fondazione Arvedi e all'interno di un sistema cittadino, che sostiene università e progetti.

Dicono che il nome accademia (da cui Dies Academicus) derivi da un eroe greco, Academo, che aveva donato agli ateniesi un terreno. E questo terreno divenne un giardino aperto al pubblico e in questo giardino Platone fondò la sua accademia e filosofava con i suoi discepoli. Che affascinante analogia con questo luogo.

C’è sempre un dono all’inizio del sapere. In questo caso il dono del Presidente Arvedi. E il dono è generativo, genera altri doni. Il dono di chi lavora e studia e fa ricerca. Il dono degli studenti che mettono il loro futuro dentro queste mura perché da queste mura il loro futuro possa espandersi e raccontare un futuro per il mondo.

E come si forma in questo luogo il futuro di questi giovani altrettanto si forgia il futuro di una città e di un territorio e attraverso di essa il futuro del mondo. Perché la lente con la quale si può e si deve guardare al futuro di una comunità è innanzitutto, per quanto non solo, la lente dei giovani. Allora, molto brevemente, partiamo da questo luogo mitico per leggere e raccontare la città e il territorio.

Questo è il luogo della conoscenza e, come enti pubblici e privati insieme, ci siamo uniti nel finanziare con forza l’Università attraverso convenzioni onerose. L’abbiamo fatto perché la conoscenza fonda la città e il sapere ‘fa’, crea (non è forse per questo che Cremona è patrimonio dell’umanità, per il suo saper fare?). Dalla scuola fino alle Università, i luoghi del sapere, su cui tanto abbiamo investito, sono i pilastri della nostra comunità.

Questo è il luogo dell’innovazione che genera lavoro: solo nei prossimi giorni saranno quattro i momenti pubblici, qui o in altri luoghi della città, che rappresentano tappe di progetti complessi e ben costruiti che uniscono imprese e università. Perché in un territorio il lavoro ha bisogno di ricerca e innovazione continue e, per essere forti e competitivi, è essenziale unire la bravura di imprenditori alla competenza di ricercatori.

Qui si studia come nutrire il pianeta in modo sostenibile ed è nato proprio per questo un nuovo centro di innovazione, lo ZAF-Innovation Center che unisce Università e imprese, per affrontare una delle sfide maggiori che il pianeta ha davanti a sé. E la rete è ormai allargata a centri di ricerca nazionali, associazioni di imprese innovativi, ministeri governativi, enti come la FAO. La transizione ecologica, economica, alimentare, sociale essenziale per il presente e il futuro ha un bisogno estremo di ricerca e Cremona si assume questa responsabilità davanti al mondo.

Qui si studia per aiutare una transizione digitale ed economica che è una delle sfide più grandi che ogni città e i suoi cittadini hanno davanti a sé in sinergia con il polo tecnologico di Cremona e gli enti pubblici e privati sono al fianco di questi percorsi.

Qui si costruiscono progetti a favore di anziani e lo si fa in una rete di collaborazioni che rende la nostra città protagonista in Europa di nuove prospettive di longevità.

Qui si costruiscono e sperimentano progetti che preparano i giovani a entrare sul lavoro perché una città deve favorire un orientamento ai giovani. E quanto lavoro anche su questi percorsi che vede attivo il sistema Cremona e al centro la Cattolica.

Qui si fa sistema, appunto il sistema Cremona, perché l’Università è al centro di una rete di relazioni strategica che la unisce in modo straordinario ad altre Università e al tessuto vivo e vitale della città. E non è forse facendo sistema, il sistema Cremona, che si sono raggiunti e si raggiungeranno risultati strategici?

Questo è il luogo dove il sapere ha il sapore della pluralità dei saperi in un approccio interdisciplinare essenziale a conoscere la realtà. E qui, la conoscenza e lo spirito di ricerca, anche di fede. Ma che cosa è una città se non proprio una pluralità di saperi che si incontrano e si nutrono a vicenda. E di che cosa una comunità ha fame e sete, magari senza esserne consapevole, se non di nutrire lo spirito con un anelito al sacro che ridoni senso e significato al nostro vivere insieme.

Dunque questo luogo e questo giorno raccontano di Cremona come città universitaria, ma ancora di più, racconta di Cremona città di giovani e per giovani. Se è vero che deve certamente crescere anche la consapevolezza di tutti i cittadini, è altrettanto vero che la bellezza di questo luogo aiuta questa consapevolezza. Non so se ci sia già tra di voi, cari studenti, un novello Platone, ma so una cosa: che non c’è bellezza architettonica paragonabile alla bellezza del cuore, dell’animo, della mente e dello spirito di giovani che qui si formano. Questa bellezza, in un mondo in travaglio di un venerdì di passione che sembra non finire mai, è per noi un segno di speranza e ne siamo, dovremmo esserne sempre di più, grati e riconoscenti.

Ph. CremonaOggi

© Cremona Si Può! | LAB 2024, All rights reserved