Craxi? Mino Grossi: “Giuridicamente latitante, politicamente esule”

Voi l'avete visto il film 'Hammamet'? Può piacere o non piacere ma certo fa discutere. L'Intruso Gilberto Bazoli lo fa con Mino Grossi, già segretario Uil, socialista, oggi esponente del Pd.

“Ah, quell’inizio con l’Internazionale suonata al congresso all’Ansaldo…”. Mino Grossi, 65 anni, segretario generale della Uil di Cremona dal 1990 al 2013, socialista, oggi esponente di spicco del Pd, ha appena visto ‘Hammamet’. il film di Gianni Amelio che, nel ventennale della sua morte, ha rilanciato la domanda su Bettino Craxi: reo o martire, colpevole o innocente? E, come ha scritto Francesco Merlo, ‘non cinghiale onnivoro ma agnello sacrificale’?

Grossi, com’è arrivato nel PSI?

“Ho sempre avuto una tessera in tasca. Sciolto l’Mls (Movimento lavoratori per il socialismo), in cui militavo, molti di noi sono entrati nella Uil. Ho aderito al PSI dopo aver sentito a Rimini Claudio Martelli parlare di merito e innovazione. Il suo non era un anticomunismo piatto, ma fatto di contenuti”.

Martelli era di casa a Cremona..

“Quello di Cremona era un collegio blindato per il Parlamento. Sono sempre stato vicino a lui, i suoi collaboratori mangiavano da me. Ero autonomista e, quindi, craxiano”.

Ha conosciuto Craxi?

“No, ma l’ho visto un paio di volte. Quando veniva in città, era sempre un evento”.

Le è piaciuto ‘Hammamet’?

“Anche grazie alla superba interpretazione di Pierfrancesco Favino, il film ha disegnato in modo perfetto Craxi, con tutte le sue contraddizioni, le sue capacità, le sue paure. Un uomo che non si dava mai per vinto ma che, andando in Tunisia, si è messo nelle condizioni di essere vinto”.

Cos’altro l’ha colpita?

“La figura della moglie, Anna, sempre in disparte. E l’immagine, poetica, del marito sotto il gazebo nel giardino che guarda il mare”.

Chi era il Craxi ante Tangentopoli?

“Un politico che ha tentato di di superare, attraverso una lettura riformista, la differenza tra socialismo e comunismo, com’era avvenuto in Francia, Spagna, Portogallo. Il frontismo aveva permesso alla cultura comunista di essere dominante e Craxi ha cercato di andare oltre, ma non c’è riuscito”.

Come giudica i suoi 4 anni da presidente del Consiglio?

“Parlano i fatti: l’Italia è diventata la quinta potenza industriale, è stato confermato il Welfare, si è messo mano alla scala mobile, i salari sono cresciuti di 2 punti rispetto all’inflazione”.

Bettino statista?

“Sul piano nazionale e internazionale era molto superiore al partito, valeva più del suo 14 per cento. Craxi ha avuto aspetti da statista, aveva tutti gli elementi per esserlo, lo era in embrione”.

Era anche il simbolo dell’arroganza del potere…

“Era ruvido, ma non sono d’accordo. D’Alema, allora? E, pur con la sua ironia, Berlusconi?”.

Poi scoppia Mani pulite e Craxi fugge…

“Fossi stato in lui, sarei rimasto in Italia per combattere la sua battaglia. Come ha fatto Andreotti, e anche Berlusconi. Dopo il film, mi sono ancora più convinto che Bettino avrebbe dovuto restare. In Tunisia era isolato, quel rifugio non era un ambiente che lo aiutasse a fare la sua battaglia politica”.

Latitante o esule?

“Giuridicamente, latitante; politicamente, esule. In mezzo, come si vede anche nel film, un uomo con un carattere rude e un super io”.

C’è stato accanimento da parte del pool di Milano?

“I magistrati hanno fatto il loro dovere. Semmai c’è stato accanimento da parte della gente, non tanto verso Craxi quanto l’idea di riformismo”.

Il finanziamento illecito dei partiti, la corruzione, le tangenti erano un sistema ramificato…

“La politica costa, e Craxi, anche nel suo famoso discorso in Parlamento, ha avuto il coraggio di dirlo apertamente”.

Ma. come ammette in ‘Hammamet’ un esponente dc, i politici si intascavano parte di quel denaro…

“A Craxi non interessava arricchirsi o avere 3 ville, ma garantirsi la possibilità di un’agibilità personale per perseguire il suo obiettivo politico”.

Il Pd, oggi il suo partito, non ha partecipato alle cerimonie per l’anniversario della morte…

“Avrebbe dovuto mandare una sua delegazione ad Hammamet. Forse anche il governo doveva andare. Ha ragione Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, quando afferma che non bisogna lasciare Craxi alla destra”

Si sta però rischiando di santificarlo…

“Non c’è questo rischio perché riabilitarlo non significa rilegittimare il finanziamento illecito”.

Per molti i politici di allora sono dei giganti rispetto a quelli di oggi…

“I leader attuali dei partiti sono lontani da figure come Craxi, Andreotti, Berlinguer. Ma erano grandi perché dietro a loro c’erano grandi pensieri e grandi passioni”.

Se ne deduce che non è un craxiano pentito…

“Sono molto contento di aver  militato e lavorato nel PSI facendo riferimento a Martelli. Detto questo, non sono pentito, per niente. Ma so di essere in controtendenza perché di Craxi si parla solo della sua parabola finale”.

Mino Grossi al Cinema Chaplin per il film Hammamet
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