Con S.Ilario/S.Michele, siamo anche campioni italiani di baskin. Tommaso, il capitano: “Chi pensa che sia pietà non ha mai visto una partita!”

La formazione di baskin di Cremona alle Finali Nazionali di Isola Vicentina si è portata a casa lo scudetto, imponendosi 88-82 sulla Lupo Pesaro. Tommaso, 31 anni, prima educatore, ora libero professionista in un'agenzia di comunicazione, è il capitano della squadra dell'ultimo 'miracolo' sportivo di un 2022 indimenticabile per Cremona.

La Cremonese in Serie A, la Juvi e l’Esperia volley in A2 e, domenica scorsa, la squadra Santi Ilario e Michele Cremona campione d’Italia di baskin. “Non metterei le cose sullo stesso livello, ma se ci buttate nello stesso calderone, non è che ci stiamo così male, è una soddisfazione”, dice Tommaso Angiolini, 31 anni, prima educatore, ora libero professionista in un’agenzia di comunicazione. E’ lui Il capitano della squadra dell’ultimo ‘miracolo’ sportivo di un 2022 indimenticabile.

Non tutti lo sanno: cos’è il baskin?
“E’ la variante inclusiva del basket. Uomini, donne, normodotati, diversamente abili, giovani e meno giovani tutti insieme sullo stesso campo di pallacanestro”.

Lei è disabile?
“No. Militavo e milito in una squadra di basket. Nel 2013, attraverso un mio compagno di squadra, ho conosciuto il baskin e mi sono appassionato. Continuo a praticarlo perché è uno sport bello. Ci ho fatto anche la tesi di laurea. Il baskin ha dinamiche simili al basket ma con una visione più improntata sulla parte etica”.

La sua è una forma di volontariato?
“L’ho messo in chiaro anche su Facebook: se pensate che il baskin sia volontariato, che sia ‘pietà’, che sia un’attività dedicata esclusivamente agli altri, siete lontanissimi da quello che è realmente”.

Allora spieghi lei cos’è…
“Il baskin è uno sport di squadra a tutti gli effetti, si fa fatica, si suda, ci si arrabbia da matti, ci si abbraccia, si urla, si discute, si gioisce e, soprattutto, si gioca al massimo delle proprie possibilità. Questo significa che ogni singolo giocatore in campo può essere decisivo per l’esito della partita grazie alle sue abilità”.

E’ vero che il baskin è stato inventato a Cremona?
“Lo dicono anche i cartelli alle porte della città. Il baskin è il fiore all’occhiello di Cremona. E’ stato inventato da Antonio Bodini e Fausto Capellini. L’idea era: come far giocare insieme cinque figli, uno disabile e gli altri normodotati?”.

Come siete arrivati alla fase finale del campionato nazionale?
“Vincendo quello provinciale. Quest’anno si sono unite le squadre di S. Ilario e S. Michele. Eravamo consapevoli, quindi, di essere un team forte, con bravi giocatori in tutti i ruoli”.

Le finali si sono svolte a Isola Vicentina, dove si sono sfidate le migliori otto squadre d’Italia. E’ stata dura?
“Molto. Abbiamo battuto Bergamo all’ultimo secondo e per 6 punti, nella finalissima, Pesaro, ma a 40 secondi dal termine eravamo pari”.

Un momento, una gioia irripetibili…
“Un momento emozionante come pochi, ma spero non irripetibile. Siamo orgogliosi di aver messo un tassello importante”.

Il valore dello scudetto conquistato è lo stesso per chi è disabile e per chi non lo è?
“Penso di sì, ma non sono nella testa degli altri. Quello che so è che, avendo io già avuto un’esperienza sportiva, si vedeva che c’era un filo di tensione in più. Molti ragazzi erano emozionati: il pubblico numeroso, le famiglie e gli amici che ti hanno seguito tutto l’anno e ora sono di nuovo lì… Credo che il valore sia lo stesso per tutti, ma interpretato secondo le caratteristiche emotive di ognuno”.

Cosa significa il baskin per chi, ad esempio, è in carrozzina?
“Sostenere che significa avere una ragione per fare le cose è sbagliato. Il baskin dà questo tipo di energia positiva: non siete soli ma ci mettiamo insieme per un obiettivo comune, che rende felice me e chi è in carrozzina. Il baskin va oltre la disciplina in sé, è anche stare insieme”.

I suoi compagni diversamente abili sentono pietà, commiserazione negli sguardi delle altre persone?
“Non ne parlano mai. Questo discorso, in una squadra di baskin, è eliminato a prescindere. Vieni, prendi la palla, guardi quello che puoi fare, cerchi di migliorare: è questo che conta”.

Qual è il futuro del baskin?
“Non dico che sarà lo sport del futuro, ma si va diffondendo sempre più in Italia e in Europa, anche perché mette al centro valori che nel mondo degli altri sport si stanno perdendo. Non ho mai visto una persona assistere a una partita di baskin e dire alla fine che non gli è piaciuta”.

La squadra di baskin S. Ilario/S. Michele con la coppa di campioni d’Italia
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