Calcetto alla trattoria Zapponi: mesi difficili tra protocolli, incertezze e ospitalità (che non è mai mancata)

Giorgio Barbieri ha parlato con Ettore Zapponi, dal 1998 unico privato ad avere aperto un campo di calcetto, sfruttando il terreno al fianco della trattoria a Picenengo.

Dal 1998 è l’unico privato ad avere aperto un campo di calcetto, sfruttando il terreno al fianco della trattoria a Picenengo. La trattoria Zapponi è lo storico posto dove si mangiano gli gnocchi fatti in casa, dove si beve del vino bianco buono, dove al terzo o quarto bicchiere scatta la voglia di cantare in compagnia, dove non manca mai il salame nostrano. Ettore Zapponi e sua sorella portano avanti la tradizione dell’osteria di fuori porta. Accanto ai locali un campo da tennis e un campo di calcetto. “Sono stati mesi durissimi – spiega Ettore, che è anche allenatore di calcio – il lockdown ci ha dato una bella mazzata. Siamo rimasti chiusi per tanto tempo, abbiamo perso le belle compagnie che ogni giorno riempivano il bar e la sala pranzo. Il calcetto si è fermato di colpo, una bella botta per uno poteva contare sulla presenza di una trentina di persone al giorno. Non ho usato la luce degli spogliatoi, però a fine mese mi è arrivata la bolletta della luce da pagare. Per fortuna io insegno educazione fisica all’Itis e quindi riesco a dare una mano al locale. Siamo storia di Cremona, non ho mai pensato di chiudere del tutto”.
Zapponi ci parla anche della ripresa. “Quando ho riaperto sono stato puntuale nel rispetto dei protocolli: controllo della temperatura, sanificazione del pallone e degli spogliatoi, richiesta dell’identità e del numero di telefono dei partecipanti alle partite”.
E le docce? “Per un mese e mezzo sono rimaste chiuse. Poi i ragazzi arrivavano qui già cambiati e alla fine erano al massimo quattro quelli che si fermavano a fare la doccia. Con ampio spazio per il distanziamento sociale. E, visto che mi facevano risparmiare sulla bolletta dell’acqua, alla fine della partita portavo a tutti the freddo o spuma”.
Adesso si richiude di nuovo… “Per me, che ho il campo all’aperto, il problema è minore. Arriva una stagione in cui il freddo e la pioggia la fanno da padroni, nei mesi invernali ho sempre lavorato poco. In mente avevo l’idea di coprire il campo di calcetto. Dico avevo perché qui non si sa come va a finire…”

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