Bruce Carlson, grande liutaio americano: “Alle elezioni ho votato per Biden, sa ascoltare le persone”

L'Intruso Gilberto Bazoli ha intervistato il liutaio Bruce Carlson, 73 anni, di Flint (Michigan). Dal 1986 insieme con Bernard Neumann, collega e socio canadese, lavora presso l'atelier Carlson & Neumann in via Robolotti.

Vive da tempo in città un gentile signore venuto da lontano che parla perfettamente l’italiano, si è integrato e ha votato per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, il suo Paese. E’ Bruce Carlson, 73 anni, di Flint (Michigan). Il grande liutaio americano. “Ora posso costruire musica con le mie mani”, ha spiegato così la decisione di seguire le orme di Stradivari. Dopo aver conseguito il diploma alla Scuola internazionale di liuteria, si è spostato a Los Angeles, poi a New York dove ha perfezionato la tecnica di restauratore nella bottega di Emil Hermann, considerata allora la più prestigiosa degli Usa. Tornato in Italia, Carlson lavora dal 1986 insieme con Bernard Neumann, collega e socio canadese: l’atelier Carlson & Neumann, un sodalizio inossidabile e un marchio molto conosciuto, è stato il primo ad aprire in via Robolotti, la via dei violini.

Maestro Carlson, quando è arrivato a Cremona?
“Nel 1972 e nel 1979 ho iniziato la mia attività”.

Ha votato alle recenti presidenziali americane?
“Sì, come in tutti questi anni”.

In che modo?
“Sempre per posta. L’ultima volta, alcuni mesi fa, è stata la prima con la posta elettronica. Le schede vengono consegnate molto in anticipo, subito dopo le primarie”.

Per chi ha votato?
“Per Joe Biden, ovvio”.

Perché?
“Non ricordo di aver mai votato per i repubblicani. Nello specifico, Biden ha già molta esperienza politica, sarà in grado di governare in modo più pacato, meno aggressivo e – si può dire? – meno dittatoriale. Mi sono piaciute le sue prime parole: ‘Sarò il presidente di tutti’. Quando sei presidente, devi essere al di sopra e al servizio di tutti”.

Prevedeva la vittoria di Biden?
“Ci speravo e me l’aspettavo, anche se spesso, a meno di aver commesso grossi sbagli, viene confermato il presidente in carica”.

Donald Trump ha perso per colpa del coronavirus?
“Non basta gridare contro il coronavirus per sconfiggerlo. Molta gente è morta per il Covid. Si, è possibile che Trump abbia perso per come ha gestito l’emergenza. Ma sotto sotto nella società americana c’era una certa inquietudine per il suo comportamento in generale, soprattutto da parte degli afroamericani e degli ispanici. L’insieme di queste condizioni ha portato al successo di Biden”.

Eppure con Trump l’economia Usa stava reggendo…
“L’isolazionismo può funzionare nel breve periodo ma non a lungo termine. L’idea di avere buoni rapporti commerciali con la Cina e gli altri Paesi è migliore della strategia di continuare a mettere dazi e paletti”.

Anche in politica estera, secondo vari osservatori, Trump ha fatto bene, dal nuovo corso con la Corea del Nord all’accordo con i talebani in Afghanistan…
“Però lo spostamento a Gerusalemme dell’ambasciata americana in Israele non è stato esattamente un gesto pacificatore”.

I ricorsi legali di Trump, quelli presentati e quelli minacciati, avranno effetto?
“Saranno un buco nell’acqua. Un paio di tv hanno troncato il collegamento mentre Trump ne stava parlando. Lui non deve contribuire a seminare dubbi e paure, né tentare di dividere, come ha fatto con il muro con il Messico e tante altre iniziative. Gli anni di Giulio Cesare sono finiti”.

Cosa si aspetta dal nuovo presidente?
“Spero che riallacci buone relazioni all’interno del Paese e, nell’immediato, che combatta la pandemia. Mi sembra che Biden sappia ascoltare le persone. Trump, invece, dava l’impressione di non farlo. Non bisogna generalizzare e criticare tutta la polizia se un poliziotto è razzista o ‘macho’, ma con il suo stile Trump non ha aiutato la situazione. A volte il suo silenzio è stato un assenso”.

Pensa anche ai suprematisti?
“Anche a loro”.

Si dice: per gli europei vincere è importante, per gli americani è tutto. Significa che Trump è politicamente finito?
“Non lo so, non sono un politologo, ma potrebbe andare in pensione. In genere, gli ex presidenti ricoprono un ruolo rappresentativo, ma non vedo Trump in questa posizione”.

Biden ce l’ha fatta anche in Michigan, dove lei è nato…
“In passato il Michigan era stato strappato anche ai repubblicani. Ora, invece, è andato ai democratici con 16 grandi elettori, che non sono pochi. L’inquietudine di cui parlavo si avvertiva anche a Detroit e nel distretto dell’automobile”.

Dopo John F. Kennedy, Biden è il secondo presidente cattolico. Cosa significa?
“La fede non è stata al centro della sua campagna elettorale. A me non interessa se il presidente è cattolico, ebreo, protestante o ateo, la religione non è direttamente legata alla sua azione politica. Quel che conta è il buon senso, la capacità di capire e accettare gli altri. E purtroppo la religione, a volte, divide”.

Si parla già di Kamala Harris, la vicepresidente, come candidata alle prossime elezioni: potrebbe oscurare Biden?
“Biden ha una certa età, è questa l’unica preoccupazione che ho. Tra 4 anni Biden ne avrà 81 e, se tutto filerà liscio, potrebbe scendere in campo anche per il secondo mandato. Ma a quell’età è un impegno bello pesante. Una ragione in più per fare squadra nell’ottica di prepararsi. In questo il contributo di Kamala Harris sarà prezioso, anche per affrontare le nuove elezioni, se Biden non ci riuscirà. Potrebbe benissimo essere lei a prenderne il testimone. E’ importante il presidente ma non fa tutto da solo, è molto importante anche lo staff che ha dietro”.

Si temevano scontri tra opposte fazioni, ma non è successo. Perché?
“E’ una bufala, un’altra delle esagerazioni che vengono seminate in giro. Il problema oggi è accedere a informazioni precise e accurate. Non c’è invece tempo per verificare e la gente va nel panico. Le persone avrebbero dovuto imparare a non cascarci subito. Posso raccontare una storia al riguardo?”.

Prego…
“A un giudice – non ricordo il nome – è stato chiesto: guarda la tv o legge i quotidiani? Risposta: non guardo la tv e non leggo i quotidiani, compro solo i settimanali perché il primo giorno la notizia è esplosiva, il secondo perde un po’ forza, il terzo viene ridimensionata e così via sino al settimo quando è finalmente inquadrata nella giusta luce”.

L’intervista è terminata. Poco dopo Carlson manda, su WhatsApp, la precisazione di una citazione fatta durante il colloquio: ‘Puoi ingannare tutte le persone alcune volte e alcune persone tutto il tempo, ma non puoi ingannare tutte le persone tutto il tempo’. Abraham Lincoln – Republican President of the United States.

Bruce Carlson
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