Anche le suore delle Ancelle contagiate, ma ora stanno bene e sono tornate in corsia

La clinica, presente dal 1903, ha pagato un contributo pesante al Covid, che si è portato via il suo direttore sanitario, Luigi Ablondi. L'Intruso Gilberto Bazoli ha parlato con madre Carla Antonini, la superiora.

Sono tornate a percorrere, con il loro velo bianco, i corridoi degli ambulatori, tra medici e infermieri. Hanno ripreso ad andare in corsia ed entrare nelle stanze donando un sorriso ai malati e portando una parola di conforto ai più gravi e ai loro familiari. Il coronavirus non ha risparmiato nemmeno loro, le suore della casa di cura Ancelle della Carità: 4 delle 7 religiose sono state contagiate. Compresa madre Carla Antonini, la superiora. “Ma ora, grazie a Dio, stiamo bene”.

La clinica, presente dal 1903, ha pagato un contributo pesante al Covid, che si è portato via il suo direttore sanitario, Luigi Ablondi. Una figura di spicco della sanità cremonese approdato l’anno scorso in via Aselli dopo essere stato direttore generale dell’ospedale Maggiore di Crema e dg dell’Asl provinciale.

Disponibile, piglio manageriale, capace di maneggiare la tecnologia, spiritosa (“E’ bresciano come me? Urca”), suor Carla è da 30 anni in città. “A causa della pandemia, la nostra struttura ha subito un drastico cambiamento con la momentanea chiusura dei servizi ambulatoriali e di reparto – ricorda -. Prima dell’emergenza, la casa di cura era suddivisa in Riabilitazione specialistica (neurologica, respiratoria, osseo-articolare, e geriatrica), con 80 letti complessivi, e Cure palliative, con 12 posti”. Poi, anche qui, tutto è cambiato. “Sono emersi alcuni casi di coronavirus e, di conseguenza, è diventato necessario creare un reparto Covid che accoglieva, secondo il decreto ministeriale, pazienti provenienti da altri ospedali. La clinica si è trasformata rapidamente in struttura Covid per dare un contributo alla mancanza di posti letto negli altri presidi cremonesi, così fortemente provati. Sono rimasti aperti il reparto per le gravi cerebro-lesioni e l’hospice”.

Madre Carla e le altre religiose si sono ammalate a marzo, nel pieno della bufera. “Tutte le categorie sono state toccate dal contagio. Tre di noi avevano la polmonite interstiziale, una difficoltà alla gola. Sono risultata positiva una settimana prima del ricovero e da quel momento ci siamo ritirate dalla clinica spostandoci nell’annesso convento. Io avevo problemi cardiaci e sono stata monitorata giorno e notte, un’altra soffriva di diabete. Da noi non c’era posto e, quindi, ci hanno trasferito a Mantova, alla clinica San Clemente, sempre delle Ancelle, che non è stata colpita dal virus. Siamo rimaste lì 15 giorni, per metà Quaresima e tutta la Settimana Santa. Siamo state dimesse tutte e quattro insieme proprio la sera di Pasqua. Poi ho fatto un po’ di convalescenza”. Suor Carla ripensa a quel periodo. “E’ stata un’avventura, davvero. Un’avventura inattesa. Non ho avuto neanche tanta paura. Ora stiamo bene, grazie a Dio. Siamo tutte al lavoro, tutte attive. Anche se qualche strascico è rimasto, c’è quella stanchezza che hai sempre addosso…”.

Da metà maggio la clinica è stata ufficialmente dichiarata no Covid. “Sono stati tempestivamente effettuati lavori di disinfestazione, rendendola così di nuovo accessibile al pubblico e permettendo le attività di sempre. La fase attuale è sicuramente differente da quella ordinaria: sono molti i processi di controllo dei pazienti che entrano alla casa di cura, dal triage alle misure di distanziamento, oltre ai continui interventi di sanificazione degli ambienti”. Suor Carla ha i piedi per terra. “Tutto ciò rende un po’ difficile immaginare un rapido ritorno alla normalità. Allo stesso tempo notiamo che uno dei tanti aspetti positivi dei cremonesi è la loro tenacia e la loro voglia di aiutare il prossimo. In questo caso particolare, sono stati i volontari dell’associazione Auser ‘Insieme Città di Cremona’, in un gesto di solidarietà quotidiana, ad assistere le persone che accedono agli esami di laboratorio, alle visite specialistiche e al servizio di radiologia. Ogni giorno, infatti, i volontari si occupano della gestione del flusso dei pazienti rendendolo sicuro e rispettoso delle norme vigenti ed evitando assembramenti di ogni genere”. Il peggio è alle spalle, ma sarà impossibile dimenticare. Anche per le Ancelle. “Non è più come prima. Non c’è dubbio che questa emergenza sanitaria abbia segnato in modo indelebile la storia della casa di cura ma allo stesso tempo ha permesso ad essa e alle persone che ne fanno parte di dimostrare ancora una volta che, nonostante tante difficoltà, è sempre possibile lavorare nel rispetto della mission, offrendo un servizio ai cittadini con carità, onesta e dignità”.

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