“Alcuni hanno deciso di fare teatro e tanti sono tornati in classe”. Mattia, attore e registra che ‘porta l’arte ai giovani’

Attore, regista, scrittore, educatore. Ideatore dello spettacolo 'Qui, quasi un inizio' che ha coinvolto ragazzi che, anche a causa della pandemia, hanno abbandonato la scuola.

Si sta recando al Monteverdi, dai ragazzi disabili dell’Associazione Giorgia. “Ho iniziato con questo gruppo storico quasi per caso, come tecnico delle luci. Poi sono salito sul palco”. Da dove Mattia Cabrini, 31 anni, non è più sceso: è regista, attore, autore, sceneggiatore (e altro ancora). Ruoli diversi ma tutti uniti dallo stesso “mix”, come lo chiama: il teatro, a cui si è avvicinato ancora di più con la compagnia Quelli di Grock, e l’attività di educatore, appresa all’Università Cattolica. La sua passione, il suo lavoro è “portare l’arte ai giovani”.
Il 2021 è stato un anno ricco per lui, culminato, all’interno del progetto ‘Non uno di meno’, nello spettacolo di danza ‘Qui, quasi un inizio’, ideato con Marianna Bufano e Chiara Servalli, rappresentato il 7 dicembre al Ponchielli. Protagonisti una cinquantina di studenti che, a causa del Covid o situazioni difficili, si erano allontanati, in parte o del tutto, dalla scuola. “E’ stata un’esperienza molto forte. Gli adolescenti ti ribaltano, ti mettono in discussione. Mi ero fatto un film su di loro pensando che li avrei portati alla mia idea ma è successo il contrario. Mi hanno obbligato a pormi tante domande sul senso del mio lavoro e l’utilità di fare teatro rendendomi, alla fine, più convinto del mestiere che ho scelto”.
Da quelle cinque settimane trascorse a stretto, strettissimo scontato alla scoperta del mondo della danza, imparando a rispettarne la disciplina e le regole, è nata la recita ma è anche sbocciato, dopo gli applausi del pubblico e la chiusura del sipario, un altro risultato: “Una quindicina di quei ragazzi hanno deciso di continuare a fare teatro o danza e la maggioranza sono tornati in classe. E’ proprio vero che la bellezza cambia”.
Poco prima, a novembre, in occasione della Giornata internazionale contro le violenze sulle donne, era andata in scena, al Filo, la commedia ‘Ti amo da morire’. Sul palco una coppia (anche nella vita), Alessia Bianchi e Daniele Carrara, e una voce, quella di Cabrini, che esprimeva i pensieri, quelli non detti e nascosti, di lui. “L’intenzione era leggere le dinamiche del carnefice. Non era, ovviamente, una sua difesa, ma il tentativo di comprendere cosa c’è dietro le sue parole”.
L’anno appena iniziato si annuncia non meno intenso di quello alle spalle, ripartendo dalla danza e da ‘Qui, quasi un inizio’. “Il periodo delle prove è stato ripreso da un tecnico del suono e due cameramen. Temevo una specie di ‘Grande fratello’, invece sono stati molto discreti”. Ne sono uscite 18 ore di girato, da cui, in collaborazione con la regista Sol Copasso, verrà tratto un docufilm che, se tutto va bene, verrà presentato tra maggio e giugno al Filo e poi trasmesso nelle scuole, con la testimonianza di loro, i ragazzi-ballerini.
A Colorno, il 23 gennaio, debutterà uno spettacolo dedicato al gioco (con Cabrini nei panni dell’attore), “che, probabilmente a febbraio, sperando che il Covid non faccia scherzi, approderà a Cremona, sempre al Filo”. Ma nel cassetto c’è un altro ambizioso progetto, stavolta cinematografico, sostenuto dalla Fondazione comunitaria. “Un documentario su un tema che mi intriga, incuriosisce molto: le radici, la provincia, cosa significa nascere, crescere, vivere in una piccola città come la nostra, con la sua nebbia, i suoi ritmi e i sogni di ognuno di noi. La provincia è quella sensazione di essere ai margini, la provincia è anche un luogo interiore. A Cremona si indivia Milano, a Milano Parigi, a Parigi Londra e a Londra New York dove, si dice, tutto succede. Insomma, il bello è sempre altrove. In questo momento sto intervistando, ascoltando alcuni giovani, partiti e poi tornati. Materiale che poi servirà per scrivere la sceneggiatura. Il lavoro sarà pronto per l’estate 2023”. Molto prima, tra maggio e giugno prossimi, toccherà a un’altra sfida: ‘Antigone’, la tragedia di Sofocle. Un classico, classicissimo (“Il testo lo tengo”) interpretato, com’era capitato per il ‘Sogno di una notte di mezza estate’ di Shakespeare, dalla Compagnia dei piccoli, che esiste da 6 anni. “Siamo ospiti del Silvio Pellico, l’oratorio della Cattedrale, che ha un bellissimo teatrino”. Chissà quanto altro avrebbe da raccontare l’attore-regista-scrittore-educatore, ma lo aspettano i ragazzi disabili. “Sono un’esperienza di autenticità, loro non recitano”.

Mattia Cabrini (ph. Cisi Paolo Sante)
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