Addio a ‘nonna Alma’, cremonese più longeva e lombarda più anziana vaccinata

Alma Molinari, 108 anni il 21 settembre scorso, se n'è andata così, senza recare disturbo agli altri, come ha sempre fatto nella sua vita.
Le 9 del mattino di lunedì: “Sono entrato nella sua camera per controllare come stava – ricorda il nipote, Giovanni Raffi, per gli amici Vanni, operaio -. Era a letto, ho notato subito le braccia viola, mi sono preoccupato. Ho fatto un passo verso di lei: rantolava, poi sospirava, dopo più niente. ‘Nonna, rispondi’, le ho detto. Nulla. Ho chiamato immediatamente il 118, ma ormai era tutto inutile. Ci ha lasciati all’improvviso, speravo potesse restare tra noi per qualche tempo ancora ”. Alma Molinari, 108 anni il 21 settembre scorso, se n’è andata così, senza recare disturbo agli altri, come ha sempre fatto nella sua vita. Era la cremonese più longeva e, con la seconda dose del vaccino anti Covid ricevuta l’11 marzo, la più anziana lombarda ad essere immunizzata.
Alma abitava con la figlia, Vilma, che di anni ne ha 87. Da giovane l’ultracentenaria faceva la sarta. Aveva iniziato da piccola ricamando vestitini per le bambole o le altre coetanee del suo palazzo e aveva continuato sino a poco tempo fa cucendo le fodere dei cuscini. Era rimasta vedova presto, a 46 anni. Da quel momento ha vissuto con il nipote, sua mamma e suo papà, che non c’è più. Come capitava a quell’epoca, si era sposata per procura. Giovanni la descrive così: “Una persona riservata, di poche parole ma, se la si coinvolgeva, interveniva nella conversazione. Non l’ho mai sentita spettegolare di qualcuno, era la sua caratteristica. Ci teneva ad essere sempre in ordine, attenta all’abbigliamento. Da giovane era bella, elegante, come anche da anziana. Le piaceva ballare, andava in vacanza al mare in Liguria o a Boario per le cure termali. Mi accompagnava a scuola e, la domenica, mi faceva fare il giro del cimitero ricompensandomi poi con tè e biscotti”. Era sopravvissuta alla terribile influenza spagnola del 1918 e all’asiatica della fine anni ’50. “Non si rammentava della prima perché era troppo piccola, invece dell’altra sì”. Aveva ricordi vividi anche della Seconda Guerra mondiale. “Mi raccontava che durante i bombardamenti prendeva sua figlia, mia mamma, e fuggivano nei campi”.
Poi è arrivato il coronavirus. Alma è stata la testimonial della campagna di vaccinazione over 80. Intorno a lei, quel giovedì di marzo, autorità, medici, infermieri, fotografi. Tutti meravigliati per la sua età e la sua forza. “Era anche modesta, si è stupita di tutta quella gente e di quella confusione. Quando le ho spiegato il perché, si è messa a ridere”. Nel giorno del suo compleanno numero 106 il sindaco Gianluca Galimberti era andato a casa sua per complimentarsi di persona. Quello dopo, le aveva fatto consegnare dall’autista (ora in pensione) del Comune, Gigi Tagliati, una rosa bianca. In occasione dell’ultimo compleanno, pochi mesi fa, il sindaco le ha recapitato da un messo municipale un biglietto: ‘Carissima Alma, tantissimi auguri: oggi festeggia 108 anni. E’ un traguardo bellissimo. Aggiungo anche un grande GRAZIE per tutto quanto ha fatto e ha donato, nella sua lunga vita, ai suoi familiari, ai suoi amici, alla nostra città. Mi permetta, in questo momento particolare, di esserle vicino con un affettuoso abbraccio’. “Mia nonna ha ripiegato la lettera e l’ha sistemata in angolo della sua camera, una specie di santuario dove conserva tutte le cose più care – riprende il nipote –. Abbiamo mangiato la torta e scattato qualche fotografia con lei in piedi. In quei giorni era ancora abbastanza presente, anche se faticava a camminare e dagli esami del sangue era emerso che il suo cuore cominciava a perdere colpi. Nelle ultime due settimane era un po’ più confusa del solito”.
Da oggi riposa nel Civico cimitero, accanto al genero, Vittorio, il padre di Giovanni, trasferitosi da tempo dal suo appartamento in quello di Vilma e Alma. Ora tutte le sue attenzioni e le sue premure sono per la madre. “Entra nella stanza di mia nonna e lì piange, la chiama. Quando finisco il turno al lavoro, cerco di starle sempre accanto e la faccio parlare per distrarla, ma vedo la sua sofferenza. Mi consola il fatto che la nonna se n’è andata senza soffrire, serenamente. Ma senza di lei la casa è vuota: prima eravamo in tre, ora siamo in due”.
Alma Molinari riceve il vaccino
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