930 km della via Postumia su una gamba sola, il cremonese Devicenzi: “Un’Italia colpita ma che resiste…e bellissima!”

L'intruso Gilberto Bazoli ha intervista Andrea Devicenzi, coach e atleta paralimpico cremonese, alle prese con la sua ultima sfida. Il 3 ottobre sarà a Cremona.

Dall’Adriatico al Mar Ligure, da Grado a Genova, 42 tappe in 56 giorni nei territori più colpiti dal Covid. La partenza è stata il 21 agosto, arrivo previsto il 17 ottobre. Sono i 930 chilometri della via Postumia (l’antica via romana fatta costruire, prevalentemente per scopi militari, nel 148 a. C. dal console Postumio Albinio nell’allora Gallia Cisalpina) che, con le sue due inseparabili stampelle Katana in carbonio, sta percorrendo Andrea Devicenzi, 47 anni. L’ultima sfida del coach e atleta paralimpico cremonese, appassionato di sport e avventure al limite, che, all’età di 17 anni, in seguito a un grave incidente stradale in sella alla sua motocicletta ha perso per sempre la gamba sinistra.

Devicenzi, perché la via Postumia?
“Era già in programma nel 2018 quando, invece, ho scelto un altro affascinate cammino, quello di san Francesco. Ho congelato l’idea ma l’ho ripresa quest’anno perché, da un lato, passerò di fianco a casa mia (Martignana di Po, ndr) e, dall’altro, attraverserò le zone, come il Veneto e la Lombardia, che hanno pagato il prezzo più alto al coronavirus. Sono lombardo e cremonese, sono un padano doc: voglio dare il mio contributo per far conoscere le ricchezze, le bellezze della Pianura padana, troppe volte bistrattata, di cui si parla per la nebbia e poco altro”.

Come sta andando la sua nuova avventura?
“Dal punto di vista altimetrico non è dura, lo è per altre difficoltà, come l’umidità e il caldo”.

Come si svolge una tappa?
“Generalmente la partenza è alle 7, dal centro del paese o della città. Se la tappa è più breve, ci si incammina alle 7.30-8. Quando troviamo un centro abitato, ci si ferma per un caffè o un panino”.

Perché parla al plurale?
“Perché mi accompagna una squadra composta da Luca Rovelli, videomaker, e Bianca Barandoni, la responsabile della logistica, che ci segue in auto”.

Il 3 ottobre sarà a Cremona…
“Vi arriverò attraverso tre tappe: Martignana-Solarolo. Solarolo-Stagno Lombardo, Stagno Lombardo-Cremona. Sono in contatto con l’assessore allo sport, mi farebbe piacere, come sta avvenendo in altri comuni, essere accolto dal sindaco”.

Qual è stato sinora il momento più difficile?
“Potrò rispondere in modo dettagliato al traguardo finale. Non bisogna dimenticare che mi sto muovendo con due stampelle e una gamba. Non voglio drammatizzare, ma il cammino si fa sentire. Arrivare a Genova non sarà facile”.

Quale Italia sta incontrando?
“Un’Italia colpita al cuore ma che ha voglia di resistere, risollevarsi dopo l’emergenza, ripartire. Le persone, gli imprenditori si stanno impegnando per tornare a una vita normale. E ovunque vada, c’è tantissima ospitalità, il nostro progetto sta piacendo. Il progetto, come ho detto, di aiutare a riscoprire le meraviglie dell’Italia. E’ il terzo cammino consecutivo che sto facendo nel mio Paese, un Paese che amo, con le sue diversità da una regione all’altra”.

Il suo viaggio è fatto anche, forse soprattutto, di incontri con le persone e le loro storie. Quali sono i primi volti che le vengono in mente?
“Tra i tanti, Mattia e Roberta, di Piazzola sul Brenta; due anni fa hanno costruito una casa per loro ma, al primo piano, anche per ospitare i pellegrini. Una scelta straordinariamente coraggiosa. O il sindaco di Aiello del Friuli che è venuto dal suo paese e ci ha fatto da guida illustrando le bellezze della cattedrale di Aquileia. O quell’agricoltore che, mentre stava sistemando un caseggiato, ha attraversato, con i due nipoti, tutto il campo per salutare il tizio che camminava su una gamba. Immagini indimenticabili, perle di magia che non mi fanno sentire solo”.

Prima le sue sfide erano su una bicicletta come quando, nel 2016, si è issato in vetta al Machu Picchu, in Perù. Ora, invece, a piedi…
“Diciamo che ero stanco di continuare a guardare la ruota davanti, sentivo la necessità di guardarmi intorno. E’ vero che le tappe dei cammini sono più brevi, ma l’intensità con cui si attraversano i territori a piedi è maggiore. Ne sono stato folgorato. Allo stesso tempo c’è una scoperta morale, interiore, è un cammino anche spirituale. Ti accorgi di cambiare in meglio, anche nel quotidiano”.

Perché sobbarcarsi tanta fatica?
“Mi piace, la fatica. Ho un rapporto positivo con lei, insegna a crescere e maturare. E’ anche una fatica mentale, che diventa un’attitudine, la porti con te, nella famiglia e nel lavoro, tutti i giorni. Se non sei abituato alla fatica, molli; se sei abituato, vai avanti, vai avanti”.

Andrea, perché fa quello che fa?
“Tanti anni fa se n’è andata una gamba, ma non la voglia di vivere al massimo delle mie possibilità”.

Andrea Devicenzi
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