25 aprile, libertà è cercare la verità e farlo insieme

Il discorso del sindaco Gianluca Galimberti in occasione del 25 aprile, 77esimo anniversario della Liberazione.

25 aprile 2050

‘Ero Ucraino a quel tempo. Ancora, di notte, porto dentro l’orrore e i boati, la paura e anche l’odore di morte nelle strade della mia città. Allora vivevo con mia moglie e tre figli, due maggiorenni, all’università, e una piccola, fragile adolescente. Eravamo contenti della nostra vita. Normale, serenamente normale. Fino al 24 febbraio di quell’orribile anno. Iniziarono i bombardamenti, non capivamo perché, ma iniziarono. Quattro giorni dopo, alla stazione dei pullman, salutai mia moglie e mia figlia che se ne andavano in un altro paese, non sapevamo dove, con poche cose, pensavamo quelle necessarie. Tutti e tre piangevamo. Mentre le sirene suonavano. Quella sera tornarono i due grandi dall’Università. Ci guardammo negli occhi. Decidemmo che cosa fare. Non dimenticherò mai quella decisione, mai. Non saremmo più stati gli stessi. Ci arruolammo e imbracciammo le armi. Anche quelle che arrivarono da altri paesi. Due mesi dopo, mia moglie e mia figlia lontane. Uno dei nostri figli morto in battaglia. Casa nostra e la scuola di nostra figlia bombardate. Non c’erano più. Imparammo a odiare. Un fiume di odio iniettato nelle vene della nostra storia e della storia. Un fiume di odio che non si estinse per molto tempo. Perché questo fa la guerra: è un demone che genera odio e violenza. Mi sono spesso posto la domanda cruciale: combattemmo per la nostra libertà? Lo posso dire. Lo voglio dire. Combattemmo per la nostra libertà. Perché l’anelito alla libertà è uno dei motori che può muovere il mondo’.

25 aprile 2022

E se noi fossimo al posto di quel padre ucraino che cosa avremmo fatto e che cosa faremmo? Tu, che cosa faresti? Per capire, per prendere una posizione, prima e innanzitutto è necessario provare a mettersi nei panni di tutte le madri, le bambine, i padri, a Marzabotto, a S. Anna di Stazzema, a Bucha, in Ucraina, in Siria, in Afghanistan, in tantissime altre parti del mondo martoriate da una violenza insensata, da aspirazioni imperialiste, da sete di potere di persone, che sono misere e meschine interpreti di un male che distrugge.
E qui, a Cremona, ora noi che cosa possiamo fare? Se è vero, come io penso sia vero, che quando un popolo combatte per la propria libertà, combatte per la libertà di tutti i popoli liberi, occorre che qui e ora noi assumiamo la nostra responsabilità e siamo sinceri e anche duri con noi stessi. Oggi, più che mai, la storia bussa alla porta della nostra vita personale e di comunità e ci chiede di interrogarci su ciò che pensavamo essere scontato, non lo era prima e non lo è, a maggior ragione, oggi: libertà e democrazia.

Lasciamo che il dolore ci apra gli occhi. E che questo possa essere un tempo propizio per un esame di coscienza. Quanto mi sta a cuore la libertà qui e ora? E di quale libertà noi ci vantiamo? La libertà non è dire quello che si vuole, quando si vuole. La libertà non è scrivere, sui vari social, invettive spesso violente, confondendole con il diritto di espressione. Non è scambiare per verità le nostre opinioni, spesso arroganti e piene solo di noi stessi. Non è pretendere i miei diritti senza alcun riferimento ai miei doveri, in un individualismo sfrenato che ci coinvolge tutti. Questa è una libertà indecente, carica di insoddisfazione e di rancore ed è quel virus civile di cui siamo così malati e forse non ce ne accorgiamo. È questa libertà indecente che mina la nostra democrazia, debole perché la diamo per scontata, così impegnati ognuno ad affermare ‘il mio parere’, a raggiungere ‘il mio individuale obiettivo’. Una società della ‘pretesa’, del ‘tutto è dovuto e subito’ non è una democrazia, ma un debole insieme di individui senza anima, in una corsa insensata che ci fa perdere il senso dello Stato, delle Istituzioni, della comunità e confonde la Democrazia con l’affermazione del proprio ego.

Libertà è cercare la verità e farlo insieme. È spegnere di più i social e accendere la mente. È dare peso alle parole che si usano. Libertà è riuscire a cercare un bene comune che vada oltre il mio interesse individuale o quello del mio gruppo o della mia nazione. È riconoscere ciò che di bello e buono abbiamo, che è frutto di conquiste che vanno difese, ma innanzitutto riconosciute.

Libertà è aprire cuore e mente e finalmente rendersi conto che io non sono una monade, ma io sono una comunità. Questa è la libertà che fonda la democrazia. E in questa democrazia di ‘diritti e doveri’, rinuncio a qualcosa di mio per ritrovare un obiettivo nostro, un bene comune da perseguire insieme, fuori da un individualismo sfrenato di cui siamo tutti vittime.

E in questa democrazia impariamo a guardare al mondo in modo nuovo, con chiavi di lettura nuove.

Perché nella nostra anima deve nascere l’Europa, politica, economica, militare, sociale, ambientale, che guardi al Mediterraneo e anche alla Russia come parti della nostra storia; perché troppe volte abbiamo seminato guerra, pensandoci al centro del mondo come se non esistessero altre culture; perché la lotta per la libertà è un motore che muove la storia e il diritto internazionale è un bene enorme da tutelare; perché l’indifferenza di fronte alle violenze di ogni guerra e alle sofferenze di ogni popolo ci fa morire dentro; perché non ci sono profughi di serie A e profughi di serie B, tutti i bambini morti per la violenza di adulti o in fuga sono nostri figli! e se non lo crediamo perdiamo la nostra umanità.

Per questa democrazia, non da esportare, ma da vivere davvero, qui e ora, e per questa libertà vale la pena morire.

Amministratori, politici, giornalisti, donne e uomini dello Stato, lavoratori, commercianti, artisti, genitori, imprenditori, insegnanti, sindacalisti, studenti, cittadini: siamo disposti a morire per questa democrazia e per questa libertà, per la libertà di chi mi sta a fianco? Se sì, saremo davvero più forti, per noi stessi, accanto al popolo ucraino e anche, se vorrà e sarà possibile, accanto al popolo russo.

25 aprile 2022

La storia bussa alla nostra porta e ci chiede di rinunciare a qualcosa, di cambiare, di imparare a lottare, di scegliere. Forti della nostra Costituzione antifascista, noi oggi dobbiamo scegliere quale libertà e quale democrazia. In nome della Resistenza, figli della Resistenza.

Buon 25 aprile a tutti!

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