25 aprile, noi abbiamo un sogno: l’antifascismo è coltivare il coraggio del futuro

Pubblichiamo il discorso pronunciato in piazza del Comune dal sindaco Gianluca Galimberti in occasione del 25 aprile aprile 2024, 79esimo anniversario della Liberazione.

Noi spesso raccontiamo la storia partendo dalle azioni dei grandi, dei dittatori, dei generali, dei capi. Oggi 25 aprile 2024 desidero invece partire dai più piccoli, di allora e di oggi.

  • Dal 1942 al 1943 nel campo di concentramento di Gonars, sotto il controllo dell’esercito italiano del regime fascista, morirono 71 bambini iugoslavi con meno di un anno;
  • Nella strage del 7 ottobre 2023, decine di bambini ebrei sono stati rapiti da Hamas. Il più piccolo ha 9 mesi;
  • In 4 mesi, i bambini palestinesi morti sotto gli attacchi del governo israeliano a Gaza sono almeno 12.300 (fonte:United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East, UNRWA);
  • Dal 2022, solo nei primi 2 anni di guerra (e ormai siamo al terzo) 3 milioni e trecentomila bambini ucraini sono sfollati e rifugiati a causa dell’esercito russo. 5.000 le ore da loro passate nei rifugi, 7 mesi della loro vita sottoterra (fonte: Unicef);
  • I bambini migranti morti nell’attraversare il Mediterraneo dal 2018 sono 1500 e probabilmente sono di più (fonte: Save the Children).

Non c’è nessuna differenza tra il dolore di questi bambini e dalla parte dei più piccoli in tanti decenni nulla sembra essere cambiato dentro una storia più grande, ancora guidata da adulti violenti, in imperi e stati violenti, che devono affermare se stessi opprimendo, bombardando, uccidendo.

Invece qualcosa è cambiato! C’era quel cartello nella manifestazione contro le mafie, alcune settimane fa, scritto da bambini e ragazzi delle nostre scuole di Cremona: ‘se noi bambini vogliamo cambiare il mondo, voi adulti dovete aiutare’.

La richiesta è molto seria. Ed esige una risposta seria e definitiva. “

“E se io muoio da partigiano tu mi devi seppellire” cantiamo celebrando il 25 aprile.
Loro, i partigiani, per i loro figli, che poi siamo noi, hanno dato la vita, per la nostra libertà che è il bel fiore nato nella terra del loro sepolcro.
E noi, per i nostri figli, siamo disposti a dare la vita? Per quale futuro? Non parlo del futuro mio, ma del futuro nostro, dei più piccoli, del mondo intero. Perché oggi, come allora, antifascismo è coltivare il coraggio del futuro.

A noi, un po’ egoisti e indifferenti, che viviamo come in un eterno presente, chiusi nei nostri diritti, dimentichi del passato e di chi con la sua vita ci ha regalato questi diritti, che noi diamo per scontati; a noi sonnambuli dentro una bolla, dalla quale spesso guardiamo il resto del mondo dall’alto in basso con presunzione, distacco e fastidio o con finto e un po’ ipocrita pietismo; a noi qui in questa piazza il 25 aprile consegna questa domanda: quale futuro desideriamo e quale antifascismo vogliamo vivere?

Un futuro di resistenza alla violenza che opprime l’altro, ovunque, anche qui, anche da noi. Il fascismo fu innanzitutto violenza, teorizzata e praticata, fu epoca buia di violenza nello scegliere come guida un duce violento, nell’ammazzare altri popoli coi gas, nell’uccidere oppositori a calci e pugni, nel mercimonio di interessi sul cadavere della democrazia. Il fascismo fu violenza e quindi, inevitabilmente, morte e guerra. Antifascismo è resistenza alla violenza che opprime, ovunque sia praticata!

Un futuro in cui finalmente ci abituiamo ad ascoltare il dolore di chiunque sia vittima della violenza! Perché non c’è differenza tra il dolore di un bambino israeliano, palestinese, ucraino, nigeriano o italiano.

Un futuro di democrazia che è antidoto a quella violenza che opprime. Perché antifascismo è democrazia. Siamo in una tempesta e non possiamo più far finta di nulla, una tempesta con venti di guerra, che rischia di travolgerci. Dobbiamo prepararci, anche e soprattutto rendendoci finalmente conto che, se vogliamo vivere in una democrazia, ognuno deve farsene carico. Democrazia è nuova responsabilità:

  • la responsabilità di rinunciare a qualcosa, a un pezzo del ‘mio’ interesse, all’integralismo delle mie idee, che spesso perseguono solo l’affermazione di me stesso o del gruppo cui appartengo;
  • la responsabilità di un presente che ci è dato per costruire il nostro futuro e il futuro dipende da ognuno, non è delegabile a nessuno, tanto meno all’uomo forte di turno.

Un futuro quindi non di individui, ma di comunità, perché antifascismo è capire che la democrazia rischia di morire nel mare del nostro individualismo becero, “nell’ognuno pensa per sé” che distrugge la coscienza di un popolo. Se così avessero fatto i partigiani, noi non saremmo qui, ora!

Essere antifascisti oggi è coltivare il desiderio di lottare per questo futuro. E questo futuro ci chiede passione. Ci chiede generosità. Ci chiede di educarci a vedere il bene dove c’è, riconoscerlo per poterlo moltiplicare. Perché democrazia dovrebbe essere anche questo, una sorta di miracolo laico della moltiplicazione del bene: ma per farlo occorre riabituarci a vederlo, riconoscerlo, apprezzarlo, aiutarlo a crescere.

Il futuro chiede di educarci a una nuova forma di felicità che sa godere del bene degli altri. Una scuola rimessa a posto è una cosa bella non solo se i miei figli vanno lì, ma è bella e importante per tutti, per chi ha figli e per chi non ne ha. O lo capiamo subito, ora, o la democrazia non c’è più e siamo destinati a soccombere nella tempesta della storia.

Il futuro è un’idea di società, antifascismo lo è, un’idea per cui impegnarci noi e non altri. Una società in cui nelle classi delle nostre scuole non ci sono bambini italiani e bambini stranieri, ma ci sono bambini! E sono nostri figli. Di ognuno di noi. E le scuole dove questo si realizza, grazie a maestre e maestri preparati e coraggiosi, sono le migliori, come è a Cremona, dove bambini di ‘colori’ e provenienze differenti imparano, giocano e crescono insieme e così anche gli adulti possono imparare, magari fanno più fatica, ma anche loro possono imparare a stare insieme. Ma se non per una scuola così, per un’idea di società così, perché sarebbero morti i nostri padri e le nostre madri nella guerra di liberazione?

Per questo futuro siamo disposti a dare la vita? Dare la vita perché cresca un nuovo fiore, bello e forte, di libertà e giustizia. Dare la vita, noi, qui, come primo, essenziale impegno di pace. Lo dobbiamo ai bambini israeliani, palestinesi, ucraini, nigeriani, ai bambini della nostra città. Lo dobbiamo ai partigiani che per il futuro di democrazia hanno dato la vita. Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo a voi, ragazzi che avete scritto quel cartello. A voi promettiamo di non lasciarvi soli. “Noi abbiamo un sogno”, avremo la fantasia per sognarlo e infinito coraggio, creatività di bene, desiderio di prossimità, aspirazione ad essere comunità.

Preparando il discorso per questo 25 aprile, il mio ultimo da Sindaco, ho pensato che questa piazza mi mancherà moltissimo. Poi mi sono detto: no, non mi mancherà perché nei prossimi anni sarò lì giù, insieme, ad ascoltare (speriamo) parole antifasciste, di senso, di pace, di liberazione.

E da questa piazza, oggi 25 aprile 2024, noi adulti e giovani, antifascisti, carichi di nuova passione e di nuovo senso del dovere, pronti a coltivare il bel fiore del partigiano promettiamo di essere pronti a dare la vita per la speranza, non la mia, ma la nostra speranza. Buon 25 aprile a tutti e a tutte!

Ph. Francesco Sessa per CremonaOggi

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