2 giugno: “Il dovere di essere fedeli alla Costituzione usando parole e gesti di senso”

Pubblichiamo il discorso pronunciato in piazza del Comune dal sindaco Gianluca Galimberti in occasione del 2 giugno 2024, Festa della Repubblica.

In questi giorni ho letto e riletto gli articoli della nostra bellissima Costituzione ed è stato ancora una volta come attraversare un mare di storia, di ideali, di concreto desiderio di convivenza in pace.

I padri e le madri costituenti erano davvero grandi persone che usavano parole di senso. Ed ogni parola nella nostra Costituzione, la prima parte in particolare, è ricca di visione politica e di umanità.

È importante quindi una premessa, che può sembrare secondaria, ma che per me è invece essenziale: celebrare la Costituzione oggi significa chiederci quali parole sappiamo usare a fondamento dalla nostra comunità: di fango, astio e rabbia, oppure di relazione, verità e senso?

Perché le parole che usiamo sono importanti e quelle parole di senso che segnano gli articoli della nostra Costituzione nascevano da un contesto ben preciso: l’infamia e l’abominio del fascismo, della violenza e della guerra. La risposta dei Costituenti fu un’idea di comunità ed è questa idea alla base della nostra Costituzione.

Una comunità che parte dai più piccoli e dai meno tutelati. Quegli spettacolari articoli sul ruolo dei bambini, delle donne, delle persone disabili, di chi vive fragilità, così innovativi e concreti. L’articolo 30 poi è bellissimo: se tutta la prima parte si intitola ‘Diritti e Doveri dei cittadini’, quell’articolo che parla dei diritti dei più piccoli inizia così: ‘è dovere e diritto dei genitori …’! Perché quando si parla dei nostri figli prima ci sono i nostri doveri nei loro confronti, nei confronti del nostro presente e del nostro futuro.

La nostra Costituzione ci offre un’idea di comunità nella quale il primo diritto è il dovere di impegnarci e lottare per i diritti degli altri e quindi anche per i miei.

Ed ecco che la proprietà privata e quella pubblica sono accumunate nel diritto sacrosanto di esistere e nel dovere di rispondere entrambe a una funzione sociale per il bene di tutti!

E il diritto al lavoro corrisponde al dovere di lavorare con competenza e formazione.

E il diritto alla salute corrisponde al dovere di contribuire, anche alla sanità, attraverso i contributi fiscali, le tasse, senza evasione.

Celebrare la Costituzione oggi significa chiederci se per questa idea di società siamo impegnati. Se affrontiamo i nuovi problemi con rassegnazione, paura, egoismo oppure stiamo di fronte alle nuove sfide di oggi con lo spirito contenuto nella Costituzione, sempre nuovo, cercando soluzioni non precostituite, ma modellate sulla base di un’idea valoriale di comunità.

Molte donne e uomini sono al servizio della comunità secondo Costituzione e le persone sedute davanti a me, rappresentati delle nostre Istituzioni, ne sono un esempio e a loro sono grato.

Ma la questione è quanto noi tutti, cittadini cremonesi e italiani, portiamo nei nostri desideri questa idea di comunità, da preservare, tutelare, sviluppare, interpretare, far crescere. I nostri padri e le nostre madri partigiani la portavano dentro, perché avevano visto il suo opposto. Noi tutti che siamo i loro figli abbiamo lo stesso coraggio e la stessa visione?

Anche la seconda parte della Costituzione, che definisce l’ordinamento della Repubblica e le relazioni tra poteri, è al servizio di quell’idea di comunità delineata nella prima parte. Allora, l’idea che la sovranità appartiene al popolo non significa delega ad uno, poiché tutti, e non solo uno, hanno la responsabilità della Repubblica. È piuttosto cittadinanza attiva, fatica di partecipazione, assunzione di responsabilità democratica nell’esercizio della rappresentanza a tutti i livelli, a partire dai Comuni. Ogni riforma istituzionale deve tenerne conto e l’efficienza di funzionamento degli organismi deve essere basata sul rafforzamento delle Istituzioni democratiche di partecipazione e fondarsi su una necessaria unità del paese, che la nostra Costituzione sottende poiché solo se il paese è coeso la Repubblica è forte.

C’è un articolo che a me sta molto a cuore, l’articolo 54. Dice che c’è un dovere per tutti ed è quello di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Fedeltà significa coerenza nell’agire, nel parlare, a quell’idea di società che gli articoli descrivono. E per gli amministratori pubblici poi è chiesto di farlo con disciplina ed onore, che sono parole per noi stella polare, punto di riferimento costante, rigoroso ed esigentissimo. Ma in realtà disciplina ed onore il 2 giugno li chiede ad ogni cittadino. Disciplina: essere discepoli in ascolto della propria comunità. Ed onore: portare il peso di un servizio vicendevole ad un bene condiviso. E c’è gioia in questo servire.

Facciamo in modo dunque che questo 2 giugno lasci un segno in noi e quando la bandiera tricolore scenderà dalla torre civica (e che onore per me e per noi) nel guardarla non ci sia solo un’emozione, magari un poco effimera, ma cresca in noi il senso del dovere, il dovere di essere fedeli con onore alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, usando parole e gesti carichi di senso. Così diamo il nostro contributo per la crescita di una comunità di pace, quella desiderata e voluta il 2 giugno di tanti anni fa.

Foto di Francesco Sessa per CremonaOggi.

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